I vantaggi sia economici sia operativi che consente di ottenere il cloud computing ne fanno una delle scelte di elezione delle aziende oggi. Sono infatti molte le organizzazioni che stanno spostando attività "a basso impatto" sul cloud pubblico.

Tuttavia, per motivi che vanno dalla latenza alla dipendenza da applicazioni legacy sino alla conformità normativa, diverse realtà devono operare con i data center on premise. Anche per queste aziende, però, esiste l’opportunità di usufruire dei vantaggi del cloud, come velocità e agilità, per le attività che devono rimanere on premise. Basta passare all’IT basata sul consumo.

È una scelta strategica che può avere importanti benefici per il business, come l’aumento dell’efficienza operativa e la riduzione dei costi. Vediamo i 5 principali.

 

1. Ridurre gli acquisti non necessari fatti in anticipo rispetto alle esigenze


L’overprovisioning è una pratica molto diffusa presso i dipartimenti IT. Un recente rapporto di Futurum Research, che ha esaminato i costi delle strategie di acquisto delle aziende nel 2020, rivela che tra chi lo scorso anno ha acquistato storage come spesa in conto capitale nel 97% dei casi ha optato per un overprovisioning del 10% o più e per il 44% l’overprovisioning è stato del 25% o più. Nel caso della capacità di calcolo, l’85% del campione analizzato ha puntato sull’overprovisioning con percentuali variabili da 10% al 50%.

La logica alla base è: compro un po’ più di quello che mi serve così mi cautelo per eventuali esigenze future. Infatti, il 70% degli intervistati da Futurum Research ha dichiarato di essere molto fiducioso (o estremamente fiducioso) nella capacità di prevedere accuratamente le esigenze di storage della propria organizzazione per i prossimi 3 anni. Salvo poi dichiarare che si è trovato comunque a corto di storage e/o di capacità di calcolo. Quasi la metà (47%) del campione, nonostante l’overprovisioning, ha infatti affermato di aver esaurito la capacità di archiviazione e il 41% la capacità di calcolo.

Un sistema a consumo consente, invece, di evitare spese anticipate per apparecchiature che magari non si usano e di avere sempre a disposizione tutto lo storage e la capacità di calcolo che servono, pagando solo quanto viene utilizzato. Uno studio Forrester ha evidenziato che chi si avvale di un’infrastruttura pay-per-use, come l’infrastruttura IaaS proposta da Netmind con il servizio HPE GreenLake, realizza un risparmio del 30% di TCO grazie all’eliminazione della necessità di overprovisioning. Questo offre l’opportunità di riallocare importanti risorse economiche ad altre aree aziendali.

 

2 . Velocizzare la scalabilità dell’IT per rispondere rapidamente alle necessità di business


Disporre on premise di un data center as-a-service significa avere sempre in casa tutte le risorse di storage e di calcolo di cui si necessita. Questo vale per le esigenze attuali, ma anche per eventuali incrementi futuri.

Se per esigenze di business aumentano i bisogni computazionali o di storage si può incrementare in modo rapido e fluido il numero di risorse di cui poter disporre. Così, si è in grado di rispondere in modo repentino alle necessità di business. Non serve dover effettuare un ordine e attendere i tempi necessari per la consegna dei prodotti, l’installazione e la configurazione. Sono già pronti, basta attivarli.

 

3 . Diminuire il rischio che la tecnologia acquistata diventi obsoleta


Creare un data center on premise significa acquistare le apparecchiature per realizzare un’infrastruttura IT dimensionandole in modo adeguato affinché possano soddisfare le necessità attuali, ma anche che possano supportare possibili evoluzioni nel breve-medio termine. Con queste premesse, resistere alla tentazione dell’overprovisioning è difficile. Qualunque sia la strada che si intraprende, la tecnologia acquistata va manutenuta e va costantemente aggiornato il software di gestione. Questo implica una spesa anche in personale e supporto. Con il rischio che nel giro di qualche tempo tale tecnologia possa diventare obsoleta.

Un approccio “Infrastructure as a Service” con il data center on premise elimina sia il pericolo di obsolescenza sia la necessità di manutenzione e aggiornamento (e quindi i costi corrispondenti). Di questi aspetti si fa infatti carico il fornitore del servizio, che rende disponibile sempre la tecnologia più recente dotata degli ultimi aggiornamenti.

 

4. Ridurre il consumo di energia


L’overprovisioning va di pari passo con il limitato utilizzo delle risorse, un sintomo diffuso di IT inefficiente. I livelli di utilizzo dell’IT in ambito industriale sono ancora stimati intorno al 25% (dati di Uptime Institute). Aumentando i tassi di utilizzo ed evitando la necessità dell’overprovisioning, è possibile migliorare significativamente l’efficienza energetica della propria infrastruttura IT.

Un modello pay-per-use consente di ottimizzare l’uso dell’infrastruttura IT per allineare strettamente il consumo di risorse alle esigenze aziendali, tagliando gran parte degli sprechi delle tradizionali attività on-premise.

 

5. Trasformare spese in conto capitale in spese operative


L’acquisto di un bene come l’infrastruttura IT è una spesa che va ascritta tra quelle in conto capitale. Ciò significa che prevede un importante investimento e che i benefici si vedranno su un periodo medio-lungo, con il rischio che in tale lasso di tempo le apparecchiature siano già diventate obsolete.

Per contro, i costi di un servizio a consumo sono invece spese operative e questo può comportare un ritorno dell’investimento nel breve periodo. Fermo restando che i costi del pay-per-use si riferiscono solo alle risorse di cui si è effettivamente fatto uso.

 

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Topic: Data Storage Cloud