Nell’attuale era digitale, il data storage è diventato un componente cardine delle infrastrutture informatiche, punto di raccolta dei dati che sono funzionali ai processi d’impresa, che raccordano il lavoro di divisioni e reparti e facilitano l’interscambio con partner e clienti. Va da sé che la continuità del business non possa oggi prescindere dall’adozione di strumenti tecnologici, metodologie e servizi adatti a garantire la resilienza di reti, sistemi e data storage, nonché la mitigazione dei rischi associati con le perdite di dati e la cybersecurity.

La continuità aziendale dipende insomma dalla capacità di tutelare l’infrastruttura IT attraverso approcci progettuali che partono dall’esame della catene del valore nell’impresa per poi declinare le esigenze di continuità con le soluzioni tecnologiche, le modifiche procedurali e organizzative più appropriate.

 

Le risorse per la resilienza di server e data storage

Nel linguaggio della continuità, le parole che più ricorrono sono alta disponibilità, disaster recovery e business continuity. L’alta disponibilità è una caratteristica dei sistemi server e data storage costruiti per garantire alti uptime (tempi di funzionamento ininterrotto) attraverso componenti ridondati di alimentazione, CPU, memoria e dischi, oltre a sistemi di controllo specializzati in grado di rimpiazzare le risorse guaste senza o con ridotto impatto sulle prestazioni.

La misura dell’uptime si traduce commercialmente con un dato percentuale che esprime il tempo operativo rispetto a quello di fermo, che può essere pari al 99,9%, per un sistema in grado di limitare l’indisponibilità entro 9 ore all’anno, del 99,99% se gli stop durano al massimo 52 minuti, e 99,999% se contenuti in soli 5 minuti.

Il disaster recovery riguarda invece l’insieme delle componenti IT e strategie predisposte per rimediare a un incidente che abbia prodotto danni fisici o logici (pensiamo a un attacco malware) che riguardano server, data storage fino all’intero sito data center. Un insieme che comprende le misure tecnologiche e logistico/organizzative per ripristinare sistemi e dati, quindi ripartire prima possibile.

Alta disponibilità e disaster recovery sono necessarie ma non sempre sufficienti per garantire la continuità aziendale. Sotto il cappello della business continuity sono compresi non solo gli aspetti di resilienza di server, data storage, e reti, ma anche gli aspetti umani e organizzativi che consentono all’azienda di continuare a funzionare. La business continuity è prima di tutto resilienza organizzativa; oltre alla tecnologia richiede conoscenza del rischio, piani d’emergenza e competenze specifiche.     

 

La business continuity con progetti su misura

Il primo passo per creare progetti che riguardano la business continuity e la tutela del data storage, riguarda sempre l’analisi dell’infrastruttura del cliente, quindi di ciò che è necessario per l’operatività in termini di RTO (recovery time objective) e RPO (recovery point objective). Da questa analisi segue la scelta del tipo di progetto più adatto a rispondere alle esigenze aziendali.

Se in alcune situazioni può bastare proteggere il data storage con una copia esterna dei dati aggiornata ogni 15 o 30 minuti utilizzabile, per esempio, per fare disaster recovery in caso di attacco informatico o di guasto, in altre serve affrontare maggiori complessità. L’esigenza di non perdere operatività e transazioni neppure per pochi istanti si traduce in interventi strutturali che coinvolgono il data storage, i server e le applicazioni attraverso la creazione di risorse duplicate in siti gemelli e dei necessari meccanismi di replica sincrona dei dati.

 

La tutela del data storage e dei server con i servizi gestiti e il cloud

Complessità e costi della business continuity dipendono dalla rapidità dei tempi di ripartenza. Alcune soluzioni possono avvantaggiarsi dei servizi in cloud per il data storage e per l’abilitazione on-demand delle macchine virtuali che possono rimpiazzare quelle indisponibili nei siti aziendali.

 

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Topic: Data Storage