La trasformazione digitale in azienda è una priorità non rimandabile, da concretizzare in linea con gli indirizzi strategici individuati dal PNRR e il sostegno economico del Recovery Fund. L’importanza del ricorso all’innovazione per le imprese è emersa prepotentemente nel corso della pandemia di Coronavirus, considerando il ruolo fondamentale che il digitale ha avuto per garantire la continuità operativa delle realtà produttive, dalle piattaforme per svolgere riunioni a distanza, ai sistemi per il monitoraggio da remoto dei macchinari industriali. 

 

Un percorso dettato dalla necessità, ma che ha consentito un’accelerazione verso l’innovazione del tessuto economico del nostro Paese, indietro su questo fronte in Europa. Ricordiamo, infatti, che l’Italia è stata posizionata in venticinquesima posizione per livello di digitalizzazione nel rapporto Desi 2020. La nuova consapevolezza relativa all’importanza di innovare porta con sé, tuttavia, timori di natura operativa e normativa: come si fa la trasformazione digitale? Per non perdere l’occasione offerta dal Recovery Fund, è importante affidarsi a partner tecnologici che possano consigliare al meglio sulle azioni da intraprendere grazie a una lunga esperienza nel settore ICT. 

 

Recovery Fund, le risorse per la trasformazione digitale 

In generale, le risorse del Recovery Fund ammontano a 191,5 miliardi di euro, destinati a sei diverse categorie di interventi indicate nel PNRR come “Missioni”. Queste, come spiegato dal MISE – Ministero dello Sviluppo Economico, sono: 

 

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, per cui sono stati previsti 40,32 miliardi di euro. 
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica, cui sono destinati 59,47 miliardi di euro. 
  • Infrastrutture per una mobilità sostenibile, che prevede lo stanziamento di 25,40 miliardi di euro. 
  • Istruzione e ricerca con uno stanziamento di 30,88 miliardi di euro. 
  • Inclusione e coesione con 19,81 miliardi di euro. 
  • Salute, cui sono destinati 15,63 miliardi di euro. 

 

La prima missione, quindi, è interamente dedicata alla spinta alla digitalizzazione, con l’obiettivo di colmare il digital gap tra il nostro Paese e le altre realtà europee. In particolare, va sottolineato che il PNRR prevede la maggior parte delle risorse provenienti dal Recovery Fund per l’innovazione nel sistema produttivo, con 23,89 miliardi di euro. Per questa componente, emerge che gli investimenti previsti sono quelli relativi al Piano Transizione 4.0, l’evoluzione del Piano Industria 4.0 che prevede misure a sostegno dell’innovazione delle imprese attraverso crediti di imposta per beni strumentali, immateriali, ricerca e sviluppo, formazione.  

 

Non solo: sono previste risorse per investimenti ad alto contenuto tecnologico e legati alle reti ultraveloci, banda ultra-larga e 5G. Per esempio, rientrano in questa categoria i progetti scuola connessa e Sanità connessa, oltre al Piano Italia a 1 Gbps e Italia 5G. Sono contemplati anche investimenti in tecnologie satellitari e nelle politiche industriali di filiera e internazionalizzazione. 

 

Invece, 9,75 miliardi di euro sono dedicati alla digitalizzazione della pubblica amministrazione e 6,68 miliardi per innovare i settori del Turismo e della Cultura. Da sottolineare che un’importante parte degli stanziamenti per la digitalizzazione del sistema produttivo riguarda il Piano Transizione 4.0 - l’attuale evoluzione del Piano Industria 4.0 - che prevede crediti di imposta per investimenti a vario titolo in innovazione, dai beni strumentali alla ricerca e sviluppo.  

 

Come cogliere l’occasione del Recovery Fund 

È evidente, dunque, che le opportunità per le imprese che vogliono digitalizzare non manchino, anzi siano ampiamente previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Del resto, senza un tessuto produttivo che risulti competitivo, per il Paese è impossibile ipotizzare una ripresa della propria economia dopo il 2020.  

Tuttavia, la situazione può risultare complessa, soprattutto per le piccole e medie realtà che in Italia costituiscono la maggior parte delle imprese. Come emerso dal report dell’Osservatorio innovazione digitale nelle PMI della School of Management del Politecnico di Milano, solo il 9% delle PMI ha un approccio definito “avanzato” relativamente alla digitalizzazione ossia, spiegano gli esperti dell’Osservatorio, dotato di una visione strategica del percorso di trasformazione digitale. Emerge la necessità di un cambiamento culturale, sicuramente accelerato dalla pandemia e ora incentivato anche dal Recovery Fund. 

 

Non solo: l’Italia ha un annoso problema relativo allo skill mismatch, cioè l’incoerenza tra le richieste del mondo del lavoro e il know-how dei candidati, e in particolare si soffre la mancanza di competenze digitali. L’Osservatorio rileva che il 42% delle PMI ha dichiarato di avere basse competenze digital, con conseguenti difficoltà nell’introduzione di processi innovativi e tecnologie. Per ovviare a questa situazione e non rischiare di perdere l’occasione fornita dal Recovery Fund, il mercato offre la possibilità di essere affiancati da partner tecnologici che forniscono supporto e consulenza per aiutare le imprese ad affrontare il percorso di trasformazione digitale in modo sereno e corretto, accedendo ai fondi e diffondendo conoscenza sulle opportunità a disposizione e su come implementare in maniera corretta le nuove tecnologie.  

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Topic: Disaster Recovery